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Articolo aggiornato giorno 28 Gennaio 2026
Il frutteto di Damasco di Camille Neveux è un romanzo intenso e profondamente umano che intreccia memoria, identità e tragedia storica, raccontando il dramma della Siria attraverso le vite di personaggi segnati dalla guerra, dall’esilio e dalla ricerca della verità. L’autrice costruisce una narrazione coinvolgente che attraversa epoche e generazioni, mettendo al centro il valore della libertà e il prezzo altissimo che essa richiede.
La Siria del 1995: l’infanzia spezzata dalla dittatura
La prima parte del romanzo è ambientata in Siria, nel 1995. Aissa ha solo sette anni e vive un’infanzia apparentemente serena, trascorrendo le giornate estive nel frutteto di famiglia insieme alla sorella Fulla e al suo migliore amico Majed. Il frutteto diventa simbolo di protezione, innocenza e libertà, uno spazio in cui i bambini possono ancora sentirsi al sicuro, lontani dalle ombre del regime.
Questa spensieratezza, però, è destinata a durare poco. Con l’inizio della scuola, Aissa si scontra con la realtà di un sistema educativo imposto dal regime militare di Hafiz Al-Assad, fondato sulla propaganda e sul terrore. L’istruzione non è più uno strumento di crescita, ma un mezzo di controllo, capace di soffocare il pensiero critico e la libertà individuale fin dall’infanzia.
Aissa e la scelta della ribellione
Animato da un profondo desiderio di libertà, Aissa cresce senza mai accettare la dittatura che opprime il suo Paese. Sedici anni dopo, nel 2011, quando in Siria scoppia la rivoluzione, il protagonista compie una scelta decisiva: unirsi agli shabab Daraya, un gruppo di giovani attivisti che protesta contro il regime.
La rivolta segna un punto di non ritorno nelle vite dei personaggi. Majed e Fulla vengono arrestati, mentre Aissa si ritrova in pericolo di morte. Costretto a fuggire, trova rifugio in Francia, portando con sé un segreto inconfessabile che aggiunge ulteriore tensione emotiva alla sua storia. L’esilio non rappresenta una liberazione completa, ma una ferita aperta, un distacco doloroso dalla propria terra e dai propri affetti.
Il romanzo si sposta poi nel Libano del 2023, dove conosciamo Nermine, un’adolescente siriana che vive in un Paese straniero insieme alla madre Fulla e al nonno Mustafa. Nermine non ha mai conosciuto suo padre e questa assenza è una presenza costante nella sua vita, un vuoto che la tormenta e alimenta domande senza risposta.
La svolta avviene quando, per caso, la ragazza scopre un misterioso messaggio sul telefono della madre. Questo evento diventa la scintilla che la spinge a cercare la verità sulle proprie origini e sulla storia della sua famiglia. La ricerca di Nermine non è solo personale, ma rappresenta il bisogno di un’intera generazione di comprendere il passato per poter costruire il futuro.
Un romanzo sul dolore, ma anche sulla speranza
Attraverso le storie parallele di Aissa e Nermine, Camille Neveux racconta con grande coinvolgimento emotivo il dramma di un popolo martoriato dalla guerra. Il romanzo non si limita a descrivere la violenza del regime o le conseguenze del conflitto, ma mette in luce il coraggio di chi sceglie di non arrendersi, anche quando tutto sembra perduto.
Il frutteto di Damasco è una storia di resistenza, di legami familiari messi alla prova e di identità spezzate dall’esilio. Il frutteto, luogo simbolico dell’infanzia di Aissa, diventa metafora di ciò che la guerra distrugge, ma anche di ciò che può sopravvivere nella memoria e nel desiderio di pace e libertà.
Una lettura intensa, toccante e necessaria, che invita il lettore a non dimenticare e a riflettere sul valore universale della pace.
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