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Articolo aggiornato giorno 29 Gennaio 2025
Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello è uno dei classici più letti di sempre, un’opera che rappresenta il culmine della produzione narrativa di Luigi Pirandello. Con questo romanzo, l’autore siciliano ci ha donato un capolavoro senza tempo, da leggere e rileggere per comprenderne appieno la profondità.
Questo romanzo, pubblicato nel 1926 dopo anni di gestazione, è considerato l’ultimo grande scritto di Pirandello. L’opera racchiude molti dei temi che caratterizzano la sua poetica e il suo pensiero filosofico, come la frammentazione dell’identità e l’impossibilità di una verità assoluta.
Luigi Pirandello, nato ad Agrigento nel 1867, è stato uno degli scrittori più influenti della letteratura italiana. Oltre ai romanzi, è celebre per le sue opere teatrali, come Il berretto a sonagli e Sei personaggi in cerca d’autore, che lo hanno consacrato come uno dei massimi drammaturghi del Novecento. Nel 1934, Pirandello ricevette il Premio Nobel per la Letteratura, un riconoscimento che celebrava la sua capacità di esplorare i meandri più complessi della psiche umana. Morì due anni dopo, nel 1936, lasciando un’eredità culturale immensa.
Uno, nessuno e centomila: Recensione
“Alla fin fine, era ovvio e comune il mio caso, il quale provava ancora un’altra volta un fatto risaputissimo, cioè che notiamo facilmente i difetti altrui e non ci accorgiamo dei nostri.”
Con questa riflessione, Pirandello ci introduce al nucleo tematico del romanzo: l’identità e la percezione di sé.
Il protagonista, Vitangelo Moscarda, è un uomo qualunque, con una vita apparentemente tranquilla e ordinaria. Tutto cambia però quando un giorno la moglie, con una semplice osservazione, gli fa notare che il suo naso è leggermente storto. Questo dettaglio insignificante scatena in lui una crisi profonda, portandolo a mettere in discussione tutta la sua esistenza.
Vitangelo si rende conto che ciò che pensava di sapere su se stesso non coincide con l’immagine che gli altri hanno di lui. Da questa scoperta scaturisce un’ossessione: distruggere tutte le maschere che la società gli ha imposto e liberarsi dall’immagine che gli altri si sono costruiti su di lui.
A complicare la situazione, Vitangelo scopre che l’eredità paterna non è la rispettabile banca che credeva, ma un’attività di usuraio. Questo dettaglio non fa che alimentare la sua consapevolezza di essere percepito dagli altri in modo del tutto diverso rispetto alla propria immagine di sé.
Un viaggio verso il caos interiore
La decisione di Vitangelo è drastica: vuole rompere ogni legame con le convenzioni sociali e sfidare le aspettative degli altri. Per fare ciò, inizia a comportarsi in modo imprevedibile e irrazionale, compiendo azioni che hanno senso solo per lui. Questo comportamento lo rende agli occhi di tutti un folle. La moglie, incapace di comprenderlo, lo lascia e arriva persino a considerare l’idea di farlo internare.
Lungo il percorso, Vitangelo si confronta con Anna Rosa, un’amica che sembra comprendere alcune delle sue idee, ma che alla fine, spaventata dalla sua radicalità, tenta di ucciderlo.
Il romanzo si conclude con l’isolamento totale del protagonista. Ritiratosi in un ospizio, Vitangelo accetta la sua condizione di uomo privo di una vera identità, ormai consapevole che ogni individuo è “uno” per sé stesso, “nessuno” per gli altri e “centomila” per le diverse maschere che indossa nella vita sociale.
Un’opera universale e senza tempo
Uno, nessuno e centomila non è solo un romanzo, ma un vero e proprio viaggio filosofico che esplora il senso dell’esistenza e la complessità dell’identità umana. Pirandello, con la sua straordinaria capacità narrativa, ci invita a riflettere su quanto sia fragile e sfuggente la nostra percezione di noi stessi e degli altri.
È impossibile dare un giudizio negativo su un’opera così profonda e ricca di spunti di riflessione. Il consiglio è uno solo: leggere questo romanzo almeno una volta nella vita, immergendosi nel mondo di Vitangelo Moscarda e lasciandosi provocare dalle domande che Pirandello ci pone. Allo stesso tempo, non bisogna trascurare le altre opere dell’autore, sia romanzi che testi teatrali, che completano il ritratto di uno degli scrittori più grandi della storia della letteratura italiana.
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