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Copertina di Il miglio verde

Il miglio verde

★★★★★4.7 1.367 recensioni 2 letture
EditoreSperling & Kupfer
Anno2025
Pagine448

Il miglio verde di Stephen King è un romanzo intenso e misterioso ambientato nel penitenziario di Cold Mountain, lungo il corridoio che i secondini chiamano appunto “il miglio verde”. È l'ultimo tratto percorso dai condannati a morte prima di raggiungere la sedia elettrica.

In questo luogo dominato dalla sofferenza e dalla morte vivono uomini ormai distrutti. Tra loro ci sono Eduard Delacroix, che ha con sé un topo ammaestrato, e il violento psicopatico soprannominato “Billy the Kid” Wharton.

La situazione cambia con l'arrivo di John Coffey, un uomo nero di corporatura enorme, silenzioso e condannato per l'omicidio di due bambine. La gravità del crimine per cui è stato condannato sembra non lasciare spazio a dubbi, ma la presenza di Coffey suscita nelle guardie sentimenti difficili da spiegare.

Coffey, infatti, sembra possedere capacità che sfuggono alla comprensione umana. Pare essere in grado di guarire, di vedere nel profondo delle persone e persino di compiere ciò che sembra impossibile. La sua figura mette così in discussione ciò che le guardie credono di sapere sul prigioniero che hanno davanti.

La domanda diventa inevitabile: John Coffey è davvero un assassino? È un mostro oppure c'è qualcosa di completamente diverso dietro quell'uomo enorme e silenzioso?

Nel miglio verde, dove la giustizia conduce i condannati verso la morte, la presenza di Coffey porta le guardie a confrontarsi con interrogativi ancora più profondi sulla colpa, sulla sofferenza, sulla dignità e sulla differenza tra giustizia e vendetta.

Il miglio verde è uno dei romanzi più commoventi, intensi e misteriosi di Stephen King. La forza della storia nasce soprattutto dal contrasto tra il luogo in cui è ambientata e la figura di John Coffey: un penitenziario dove i condannati attendono la morte diventa lo scenario di una vicenda che mette in discussione le certezze dei suoi protagonisti.

L'elemento più affascinante del romanzo è proprio John Coffey. Condannato per un crimine terribile, Coffey appare inizialmente come una figura che dovrebbe suscitare soltanto paura. La sua enorme presenza fisica contribuisce a questa impressione, ma il suo comportamento e le sue misteriose capacità suggeriscono qualcosa di molto diverso.

La possibilità che Coffey sia capace di guarire e di vedere nel profondo delle persone introduce nella storia una componente soprannaturale che rende ancora più difficile stabilire dove finisca ciò che è umano e dove inizi l'impossibile. Il lettore è così portato a interrogarsi continuamente sulla vera natura del personaggio e sulla sua colpevolezza.

Anche il “miglio verde” assume un significato centrale: è il percorso che conduce i condannati alla sedia elettrica, ma diventa anche il simbolo di un confine delicato tra giustizia e vendetta. In questo spazio segnato dalla morte, Stephen King affronta temi come il dolore, la dignità e il peso delle decisioni umane.

La presenza di personaggi come Eduard Delacroix e il suo topo ammaestrato, insieme allo psicopatico “Billy the Kid” Wharton, contribuisce a rendere il mondo del penitenziario ancora più duro e inquietante.

Nel complesso, Il miglio verde è una storia che unisce mistero, dramma e soprannaturale, senza rinunciare a una riflessione sulla giustizia e sulla dignità umana. È un romanzo capace di suscitare emozioni forti proprio perché mette il lettore davanti a una domanda fondamentale: quanto possiamo davvero fidarci delle nostre idee di colpa, innocenza e giustizia?

Dal romanzo è stato tratto l'omonimo film diretto da Frank Darabont e interpretato da Tom Hanks.

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