Torna al catalogo
Copertina di Max, Mischa e l'Offensiva del Tet

Max, Mischa e l'Offensiva del Tet

★★★★☆4.3 113 recensioni 2 letture
EditoreSellerio Editore
Anno2026
Pagine1245

Max, Mischa e l’Offensiva del Tet di Johan Harstad è un romanzo monumentale che intreccia dramma familiare, storia d’amore, arte e trasformazione politica, seguendo la vita di Max attraverso gli anni e i luoghi che hanno contribuito a costruire la sua identità.

Max è un regista teatrale che vive e lavora negli Stati Uniti. Ma il suo rapporto con l’America è legato a una scelta che, almeno all'inizio, non avrebbe mai compiuto volontariamente. Max è infatti nato in un sobborgo sulla costa occidentale della Norvegia, un luogo in cui i bambini potevano giocare facendo tutto il rumore che volevano mentre i padri lavoravano lontano, sulle piattaforme petrolifere del Mare del Nord.

Nell’estate del 1990 Max non ha ancora tredici anni quando il padre ottiene un nuovo impiego negli Stati Uniti. La famiglia si trasferisce così a Long Island, nello Stato di New York, costringendo Max ad abbandonare il mondo che conosce e a confrontarsi con nuovi spazi, nuove idee e una realtà completamente diversa. Intorno a lui, intanto, la famiglia comincia lentamente a disgregarsi.

È proprio in questa fase della sua vita che Max stringe amicizia con Mordecai e, attraverso di lui, conosce Mischa, una ragazza canadese di sette anni più grande, che ricorda l’attrice Shelley Duvall così come appare ritratta in copertina.

Un'altra figura fondamentale è Ove, lo zio di Max: affettuoso, ironico e instabile, spesso immerso nei propri pensieri e nelle proprie ossessioni. Ove vive a Manhattan, dove si è trasferito da Oslo inseguendo il sogno di diventare musicista in America. Il sogno però è fallito e la sua vita lo ha portato anche in Vietnam, proprio mentre la guerra volgeva al termine, dopo un periodo in cui nessuno aveva più avuto sue notizie.

Per Max, Ove rappresenta una presenza affascinante e inquieta, una figura attraverso la quale il passato, la guerra, l'America e il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo finiscono per intrecciarsi.

Il romanzo racconta così la formazione di Max e il suo lungo rapporto con l'idea di casa. Attraverso l'arte, la nostalgia, l'amore e il confronto con la guerra e con chi l'ha combattuta o contestata, Max, Mischa e l’Offensiva del Tet riflette sul modo in cui una persona può costruire una vita anche quando alcune ferite e alcune domande sono destinate a rimanere senza una soluzione definitiva.

Perché, nel mondo raccontato da Johan Harstad, non esiste necessariamente un ritorno a casa capace di risolvere tutto. Esiste piuttosto la scelta ostinata di continuare a vivere, creare e amare, anche sapendo che qualcosa resterà per sempre irrisolto.

Max, Mischa e l’Offensiva del Tet di Johan Harstad è un romanzo ambizioso e stratificato, capace di muoversi tra dimensione privata e riflessione politica, tra memoria e presente, tra arte e vita quotidiana.

Al centro della storia c’è Max, un regista teatrale che vive negli Stati Uniti ma conserva un rapporto profondo con il luogo in cui è nato, in Norvegia. Il trasferimento negli Stati Uniti, avvenuto quando aveva meno di tredici anni, diventa uno dei passaggi fondamentali della sua formazione: Max deve imparare a vivere in un ambiente nuovo proprio mentre la sua famiglia attraversa un progressivo processo di disgregazione.

La sua storia personale si intreccia con quella di Mischa, con l'amicizia con Mordecai e soprattutto con la figura dello zio Ove. Quest'ultimo porta nel romanzo il peso di un'esperienza diversa: il sogno americano inseguito e fallito, la musica, Manhattan e soprattutto il Vietnam, dove si ritrova mentre la guerra sta volgendo al termine.

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è proprio la sua capacità di far dialogare esperienze individuali e grandi questioni collettive. L'arte non è soltanto uno sfondo, ma diventa un modo per interrogarsi sulla vita, sulla memoria e sulla possibilità di costruire un'identità. Allo stesso tempo, la guerra del Vietnam e la resistenza vietnamita diventano punti di riferimento per una riflessione che arriva fino alla vita quotidiana.

Harstad affronta anche il tema della nostalgia e quello, ancora più complesso, della ricerca di un luogo da poter chiamare casa. Max è un personaggio che attraversa fisicamente e interiormente mondi differenti: la Norvegia dell'infanzia, gli Stati Uniti della crescita e il mondo dell'arte nel quale costruisce la propria vita adulta.

Il risultato è un romanzo che parla di famiglia, amore, amicizia, guerra, arte e trasformazione politica senza ridurre questi temi a un'unica risposta. La sua idea più forte è forse quella contenuta nella consapevolezza che non tutto può essere risolto o ricomposto.

Non esiste necessariamente una guarigione definitiva e non esiste un vero «ritorno a casa» capace di cancellare ciò che è accaduto. Rimane invece la possibilità di continuare a vivere, creare e amare, accettando che alcune cose resteranno irrisolte.

Max, Mischa e l’Offensiva del Tet è quindi una storia di formazione e, allo stesso tempo, un romanzo sulla memoria, sulla perdita e sulla costruzione di una vita. Un'opera che mette insieme cultura alta e popolare, arte e politica, vicende familiari e grandi eventi storici, mantenendo al centro una domanda profondamente umana: come si costruisce una vita piena quando non tutto può essere risolto?

Offerte speciali — non perderle

Prova gratis Kindle Unlimited

Prova gratuita per account idonei. Dopo, il rinnovo è automatico a pagamento se non annulli

Prova Gratis

Prova gratis Audible

Prova gratuita per account idonei. Dopo, il rinnovo è automatico a pagamento se non annulli

Prova Gratis

Potrebbe interessarti anche