Madonna di rabbia
| Editore | Einaudi |
| Anno | 2026 |
| Pagine | 296 |
Trama
Madonna di rabbia di Simona Vinci è un romanzo che affronta la maternità nella sua dimensione più ambivalente, dolorosa e istintiva. Al centro della storia c'è il rapporto tra una madre e una figlia e quella difficoltà, profonda e spesso indicibile, di accettare la separazione tra due corpi che per nove mesi sono stati uno solo.
La protagonista è Eva, una donna single e madre di Agata, una bambina di nove anni descritta come difficile. Nel rapporto con la figlia Eva sperimenta sentimenti contraddittori: da una parte soffre il forte attaccamento della bambina, dall'altra fatica ad accettare che Agata sia ormai un essere separato da lei, nonostante sia stata per mesi dentro il suo ventre.
È proprio la maternità, dunque, a diventare il centro della riflessione del romanzo. Partorire significa dividere un corpo da un altro corpo e interrompere quella fusione assoluta che precede la nascita. Per Eva questo passaggio sembra non essersi mai concluso completamente: il confine tra il proprio corpo e quello di Agata diventa a volte difficile da riconoscere.
Eva raccoglie inoltre in un quaderno le storie delle sue «sorelle»: madri che, in modi diversi, non sono riuscite a conformarsi all'immagine tradizionale della maternità. Sono le madri inadatte, donne che hanno desiderato tradire, abbandonare o allontanarsi dai propri figli e che, in alcuni casi, sono davvero fuggite. Tra queste compaiono figure come Sylvia Plath, Muriel Spark, Doris Lessing e Nina Simone.
La simbiosi tra Eva e Agata viene progressivamente scalfita dall'incontro con un'anziana vicina di casa, custode di un parco inaccessibile. La donna, dai lunghi capelli grigi e dall'aspetto riservato e severo, mostra però con Agata un atteggiamento diverso, più dolce.
La bambina è attratta da questa figura che sembra restituirle il calore di una famiglia e, contemporaneamente, le permette di entrare in un giardino incantato. È proprio quel luogo a custodire un antico segreto che rappresenta un elemento centrale della vicenda.
La recensione della redazione
Madonna di rabbia affronta la maternità lontano da una rappresentazione idealizzata. Il romanzo entra invece nella contraddizione di un legame che può essere contemporaneamente fusione, amore, desiderio di vicinanza e bisogno di separazione.
La frase «Considera se è una madre adatta, questa, che desidera separarsi, allontanarsi, invece che fondersi e, abbracciata, abbracciare» sintetizza efficacemente uno dei nuclei tematici del libro: che cosa significa essere una madre e chi stabilisce quale madre possa essere considerata “adatta”?
Attraverso Eva, Simona Vinci porta al centro della narrazione sentimenti che spesso vengono esclusi dal racconto convenzionale della maternità. Il desiderio di allontanarsi, la fatica dell'attaccamento, la difficoltà di riconoscere la propria individualità dopo la nascita di un figlio diventano materia narrativa.
Particolarmente significativo è il quaderno in cui Eva raccoglie le vicende delle sue «sorelle». Sylvia Plath, Muriel Spark, Doris Lessing e Nina Simone vengono richiamate come esempi di donne che, secondo la prospettiva della protagonista, appartengono alla categoria delle «madri inadatte». Questa scelta amplia la riflessione oltre la vicenda personale di Eva e Agata e mette in discussione l'idea di una maternità necessariamente fondata sulla fusione assoluta tra madre e figlio.
Il rapporto tra Eva e Agata costituisce così il cuore emotivo del romanzo, mentre l'anziana vicina e il suo giardino introducono nella storia un'altra dimensione. La donna offre ad Agata qualcosa che sembra mancare nel rapporto con la madre: il calore di una famiglia e l'accesso a un luogo misterioso, capace di custodire un antico segreto.
Il risultato, per come emerge dalla trama fornita, è un romanzo che usa la letteratura per esplorare il lato più oscuro e contraddittorio della maternità: l'amore che unisce e, nello stesso tempo, il desiderio di separarsi.
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